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Venini

Storia della vetreria più famosa al mondo
La vetreria Venini rappresenta uno dei massimi esempi di eccellenza nella storia del vetro artistico, capace di unire la tradizione della lavorazione artigianale muranese con una continua ricerca di innovazione sia nella forma che nella tecnica.
 
La sua storia si intreccia con quella dei più importanti esponenti del mondo dell’arte e del design del XX secolo, tra cui Carlo Scarpa e suo figlio Tobia, Gio Ponti, Ettore Sottsass, Tapio Wirkkala e Timo Sarpaneva. Queste collaborazioni contribuirono a rendere la manifattura di Murano una delle protagoniste del panorama artistico italiano ed internazionale.
Vaso Opalino
Anni ‘50
Alzata di V. Zecchin
MVM Cappellin
Anni '20
Le radici della vetreria risalgono al 1921, quando Paolo Venini, giovane e coraggioso avvocato milanese, decise di intraprendere quest’avventura imprenditoriale insieme al noto antiquario veneziano, Giacomo Cappellin. I due fondarono la “Vetri Soffiati Murano Cappellin Venini & Co. ” , una società dove il senso estetico e la passione dell’arte di Cappellin si univano con la visione imprenditoriale e l’entusiasmo di Venini.
 
Ai due si aggiunse presto Vittorio Zecchin, un già noto artista muranese il cui stile lineare e raffinato contribuì a conferire alla produzione della vetreria un carattere distintivo, lontano dalle pesanti decorazioni tipiche dell’epoca. Gli oggetti sfornati dalla V.S.M. imitavano le forme rinascimentali, epoca molto fertile per Murano la cui essenzialità e leggerezza ben si sposavano con il gusto contemporaneo. I lampadari, i vasi e i bicchieri eseguiti da Zecchin, infatti, parevano totalmente moderni ed attuali agli occhi del pubblico abituato alle linee nette e tese dell’Art Déco.
Tuttavia, nel 1925 la collaborazione tra Cappellin e Venini giunse ad una brusca conclusione a causa di divergenze e, mentre il primo fondò la “Maestri Vetrai Muranesi Cappellin & Co. ”, nella quale andò subito a lavorare Vittorio Zecchin, Paolo Venini, determinato a portare avanti il suo progetto, diede vita alla nuova società che portava il suo nome: “Vetri Soffiati Muranesi Venini & Co” .
 
Dopo quattro anni di esperienza con il vetro, Paolo iniziava la sua carriera da solista avendo acquisito conoscenze tali da comprendere appieno la materia con cui stava lavorando, tanto che più volte si cimentò in prima persona nella progettazione e realizzazione di opere. Inoltre, forte della sua formazione metropolitana, decise che la sua vetreria avrebbe unito la maestria artigianale muranese con la sensibilità artistica contemporanea, andando a richiamare gli artisti, designer e architetti più conosciuti. In questo modo, Paolo Venini pose le basi per quella che sarebbe diventata una delle più celebri aziende di vetro al mondo.
Vaso Incisi
P. Venini
1956
Anfora Aurati
C. Scarpa
Anni '30
Il primo direttore artistico della Venini fu Napoleone Martinuzzi, un artista e scultore originario proprio di Murano, anch’egli estremamente coinvolto nel panorama artistico dell’epoca, che portò con sé una nuova visione sperimentale che contribuì a trasformare radicalmente il design del vetro. A seguirgli fu Tomaso Buzzi, un architetto e designer milanese di grande talento, che collaborò con Venini solo per un paio d’anni, ma che lasciò un forte segno, contribuendo a consolidare la reputazione dell’azienda tra i collezionisti e gli intenditori d’arte.

Centrale nella storia della Venini fu la figura di Carlo Scarpa, il cui lavoro segnò uno dei periodo più innovativi e sperimentali per l’azienda. Dal 1934 al 1947 Scarpa fu il direttore artistico della Venini e, in questi 13 anni, trasformò il linguaggio della lavorazione del vetro, portando la Venini ad essere riconosciuta come una delle fucine più innovative di Murano. La sua ricerca più che sulle forme, che molto spesso riprendeva dal repertorio classico, si focalizzò sui materiali e sulle tecniche, che amava rielaborare in chiave moderna.
Fino a questo momento il vetro di Murano si era sempre distinto in quanto l’unico al mondo ad essere lavorato esclusivamente a caldo, ma con la stretta e fiduciosa collaborazione tra Carlo Scarpa e Paolo Venini questo assioma venne meno e si cominciarono ad utilizzare anche delle tecniche di lavorazione a freddo, ampliando le possibilità di espressione di questo materiale.
 
Nacque così, ad esempio, il vetro “battuto” nel quale con una mola si creano delle piccole incisioni ripetute sulla superficie dell’oggetto vitreo in modo da creare una texture irregolare e satinata, che permette di giocare con la luce in modo completamente nuovo, creando riflessi mutevoli ed imprevedibili a seconda dell’angolazione.
Vaso Battuti
C. Scarpa
Anni '40
 
 
Altra tecnica con cui sperimentò fu quella del vetro “corroso” , ottenuto immergendo gli oggetti in acidi che rendevano la superficie opaca ed irregolare facendoli sembrare rovinati dal tempo e dagli elementi naturali. Scarpa vedeva il vetro non solo come un materiale trasparente e brillante, ma come una superficie viva, capace di assorbire e restituire la luce in maniera inedita. Le sue creazioni per Venini riflettono una ricerca quasi filosofica del senso del materiale, una tensione costante tra la forma e la sua essenza.
Sommerso a bollicine
C. Scarpa
2005
Pulcinella con chitarra
F. Bianconi
Anni '50
Dopo il buio periodo della Seconda Guerra mondiale, durante la quale la vetreria venne chiusa per ben due anni, nel 1947 la direzione artistica passò nelle mani di Fulvio Bianconi, un grafico e illustratore che arrivò a Murano carico di nuove idee, forme e colori. Le sue creazioni rappresentano un distacco dall’estetica più rigorosa dei suoi predecessori, proponendo una visione più giocosa e sperimentale del vetro. Uno dei contributi più celebri ed amati fu la serie “Tiepolo” composta da delle figurine in vetro lattimo con piccole finiture in vetro nero, che Bianconi ha disegnato ispirandosi ai Pulcinella presenti negli affreschi di Giandomenico Tiepolo. Queste statuette, caratterizzate da linee morbide e flessuose, mostrano appieno la straordinaria capacità dell’artista di tradurre il movimento e la vitalità della pittura barocca in forme tridimensionali.
Altra passione di Bianconi furono le fasce, che diventarono presto uno dei motivi più iconici della sua produzione per Venini e rappresentano un vero e proprio studio del colore e del movimento applicati alla materia del vetro. In questo caso oggetti come vasi e bottiglie sono caratterizzati da ampie bande orizzontali di colore che si avvolgono attorno alle forme, creando un ritmo visivo che rapisce lo sguardo. I colori vivaci e contrastanti giocano tra loro in un equilibrio armonioso e rendono ogni pezzo accattivante e unico.
Bottiglia A fasce orizzontali
F. Bianconi
Anni ‘50
Nel 1959, la morte di Paolo segnò una svolta importante per l’azienda che rimase nelle mani della moglie Ginette Gignous e del genero Ludovico Diaz de Santillana che ebbero l’onere di sostituire quello che era diventato uno dei più grandi maestri muranesi. Continuando con l’impostazione data da Paolo e mantenendo vivo il suo spirito innovativo, la Venini proseguì le sue collaborazioni con artisti internazionali. In particolare, negli anni ’60 e ’70 entrò in azienda il designer finlandese Tapio Wirkkala che portò una visione nordica essenziale e minimalista, che si rivelò rivoluzionaria per la vetreria muranese. Le sue opere per Venini, come i vasi “Bolle” sono caratterizzati da superfici trasparenti e delicate, dove Wirkkala fonde la sua sensibilità per la natura e i materiali organici con la tradizione del vetro soffiato.
Bottiglia Bolle
T. Wirkkala per B.M.W.
Anni '60
Vaso Chiacchiera
Toots
1984
Nella seconda metà del XX secolo la vetreria Venini divenne famosa anche negli Stati Uniti d’America, dove si era rimasti per molto tempo legati al vetro cristallo. Comprova di questo nuovo e stretto rapporto tra gli USA e Murano fu la collaborazione con vari artisti come Toots e Thomas Stearns. Quest’ultimo, giovane designer americano, si allontananò dalle tecniche tradizionali muranesi per esplorare nuove forme espressive. Il suo operato, ben esemplificato nella serie "Nebbia di luna” , combinava colori opachi e trasparenti in modi inediti ed estremamente sperimentali.
Nel 1986, la famiglia Venini decise di vendere l’azienda segnando l’inizio di una nuova fase per il marchio. Tuttavia, se al giorno d’oggi Venini è diventata sinonimo di vetro di Murano in tutto il mondo, il merito è in gran parte della visione e dell'inesauribile passione di Paolo Venini, un uomo che non fu solo imprenditore, ma anche un pioniere capace di immaginare il futuro del vetro. Dopo la sua scomparsa, la sua famiglia continuò con determinazione la sua opera, mantenendo alta la qualità della produzione e il prestigio del marchio Venini. Il loro impegno permise all’azienda di evolversi senza mai perdere l'identità che Paolo aveva costruito: Venini è un connubio perfetto tra arte, design e tradizione muranese.

 

Centrotavola
2000

Guarda il video e guarda più da vicino i bellissimi vetri della Venini.

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