La collaborazione con gli abili artigiani della Ginori fu cruciale per l’architetto perché gli permise, tra le altre cose, di avere piena consapevolezza della materia che andava a lavorare. Per ottenere i risultati sperati, doveva infatti conoscere tutti i segreti della ceramica, tecnica diversa da quelle in cui era già maestro, e dove sono il materiale e il suo uso sapiente e raffinato a rendere le figure vibranti e le scene rappresentate accattivanti.
Nel periodo di Ponti, la Ginori sperimentò non solo dal punto di vista iconografico, ma anche tecnico perfezionando soprattutto gli smalti e le loro cotture. Anche cataloghi e riviste dell’epoca elogiavano il sapiente uso del blu a gran fuoco, del gran rosso di Doccia, dell’oro a punta d’agata e ultimo, ma non per importanza, del nero metallico che contrasta nettamente con il bel timbro della pasta bianca.