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Seguso: una famiglia muranese

Scopri i vetri di Murano firmati 'Seguso'
La storia della vetreria Seguso è una delle più antiche e significative di Murano. Le prime tracce documentarie risalgono al 1397, quando il nome della famiglia compare negli archivi veneziani legato alla produzione del vetro. Da allora, la tradizione si è trasmessa per oltre ventitré generazioni di maestri vetrai, consolidando un’identità che ha attraversato epoche e stili senza perdere continuità.
Obelisco - Seguso Vetri d’Arte
Anni ‘50
Piatto - Seguso Vetri d’Arte
Anni ‘60
Nel corso dei secoli, la famiglia Seguso ha contribuito alla rinascita del vetro muranese dopo la crisi seguita alla caduta della Serenissima, recuperando tecniche storiche e sviluppando nuove soluzioni. Nel Novecento, la vetreria assume un ruolo centrale nel panorama artistico e produttivo quando nel ’33 a Murano antiche famiglie decidono di unire le forze e così nasce la “Barovier, Seguso & Ferro” che quattro anni dopo diventerà la celeberrima “Seguso Vetri d’Arte”.
 
Il passaggio non è soltanto amministrativo: apre a una direzione artistica capace di leggere il tempo, ottiene riconoscimenti nelle esposizioni internazionali e alle Triennali, consolida relazioni con i mercati che chiedono al vetro non più soltanto funzione o ornamento, ma una forma di pensiero.
In questi anni spicca la figura di Flavio Poli, direttore artistico dal 1934, che introduce un linguaggio moderno e raffinato. Sotto la sua guida si distendono le silhouette, si addensano i colori, si sviluppano nuove tecniche, considerate ancora oggi fondamentali nel panorama muranese.
 
Il “sommerso”, introdotto negli anni Cinquanta, consiste nella sovrapposizione di strati trasparenti e colorati che creano una profondità cromatica particolarmente suggestiva. Il “pulegoso” sfrutta la presenza di bolle d’aria per ottenere effetti materici, mentre la filigrana riprende l’antica tradizione delle canne intrecciate, declinata in motivi come reticello e piume. Queste tecniche non sono semplici procedimenti, ma elementi distintivi che hanno contribuito a definire lo stile Seguso.
Bottiglia - Seguso Vetri d’Arte
Anni ‘50
Cornucopia - Archimede Seguso
Anni ‘50
Parallelamente alla vicenda di Seguso Vetri d’Arte si sviluppa la storia di Archimede Seguso, che nel 1946, dopo gli anni formativi e di guida alla canna maturati in famiglia, avvia la propria fornace, la Vetreria Artistica Archimede Seguso. La sua ricerca punta su una padronanza del materiale che si traduce in forme più plastiche e in una spiccata propensione scultorea.
 
Nei decenni centrali del Novecento, mentre Seguso Vetri d’Arte perfeziona un’idea di design moderno fatta di proporzioni misurate e volumi essenziali, Archimede concentra l’attenzione su oggetti che esaltano gesto e manualità, con superfici mosse, torsioni studiate e cromie stratificate. La sua firma si riconosce nella sicurezza del passaggio dal vuoto al massello e nella capacità di far convivere leggerezza visiva e consistenza del materiale.
All’interno della produzione di Archimede occupano un posto di rilievo le sculture zoomorfe e, più in generale, le figure. Gli animali in massello — pesci, uccelli, cavallucci, felini, cani — non sono esercizi di stile ma un punto d’incontro fra osservazione e stilizzazione. La resa del movimento avviene attraverso curve continue, allungamenti, compressioni mirate e un uso controllato del colore, spesso disposto in strati o in sfumature puntuali.
 
Il risultato è un repertorio di esemplari che mantengono leggibilità figurativa e insieme densità materica, con dettagli come l’occhio applicato, la pinna sottile, la torsione del collo a definire l’identità dell’opera. Agli animali si affiancano figure umane e composizioni decorative dove filigrana, merletti e piume aggiornano l’eredità cinquecentesca in chiave moderna: qui l’intreccio delle canne non è mero virtuosismo, ma disegno che sostiene il volume.
Cigni - Archimede Seguso
Anni ‘50
 
 
Si può affermare che, se Seguso Vetri d’Arte tende a mantenere forme pulite, sommersi calibrati, pulegoso come trama diffusa, colori pieni o sovrapposti secondo logiche di chiarezza, Archimede Seguso predilige la libertà del gesto. Solitamente, bordi mossi, contrasti più evidenti, figure che richiedono spessore e controllo del calore nella modellazione a caldo contraddistinguono il suo repertorio.
 
Anche dopo la morte del suo fondatore nel 1999, la Vetreria Artistica Archimede Seguso ha continuato a mantenere la vocazione autoriale: sculture di animali, vasi a colori sovrapposti, filigrane e merletti realizzati secondo i criteri originari, in pezzi singoli o piccole serie. Questa continuità garantisce autenticità e qualità, preservando un sapere che appartiene alla storia di Murano. Oggi il marchio Archimede Seguso è riconosciuto nel collezionismo internazionale come simbolo di eccellenza e creatività, capace di coniugare memoria e innovazione senza tradire la propria identità.
Conchiglia - Archimede Seguso
Anni ‘50
Brocca - Seguso Vetri d’Arte
Anni ‘50
Dall’altro lato, la cronologia della vetreria Seguso Vetri d’Arte riflette le trasformazioni del mercato e della società. Dopo la chiusura della produzione nel 1973 e vari passaggi di proprietà, il marchio Seguso Vetri d’Arte torna alla famiglia nel 2009. La presenza nelle collezioni permanenti di musei come il MoMA e il Victoria and Albert Museum conferma il valore culturale e artistico di questa produzione.
In definitiva, Seguso Vetri d’Arte e Archimede Seguso rappresentano due espressioni complementari di una stessa tradizione muranese: la prima ha codificato un linguaggio di design moderno e rigoroso, la seconda ha coltivato una vocazione scultorea e sperimentale. Insieme hanno contribuito in modo decisivo alla storia del vetro di Murano, trasformando tecniche, forme e colori in un patrimonio riconosciuto a livello internazionale.
 
In ogni sua declinazione, il nome Seguso è oggi sinonimo di qualità e continuità: una tradizione che evolve senza perdere autenticità, trasformando il vetro in un linguaggio capace di dialogare con le esigenze contemporanee.
Taglialegna - Archimede Seguso
Anni ‘50

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