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Come si realizza un quadro?

Le principali tecniche pittoriche e non solo
Nel corso dei secoli, il desiderio di rappresentare il mondo attraverso l’immagine ha dato vita a una moltitudine di tecniche pittoriche, ciascuna legata a specifici periodi storici, contesti culturali e possibilità materiali. Alcune sono nate per rispondere a precise esigenze spirituali o decorative, altre per soddisfare l’ambizione sempre crescente di rendere la realtà in modo più verosimile o
immediato. Un quadro non è mai solo il frutto dell’estro dell’artista, ma anche della tecnica con cui è stato realizzato.
Autoritratto di pittore
Italia, XVIII secolo
Icona della Resurrezione di Cristo e 16 feste
Russia, XIX secolo
Una delle tecniche più antiche e affascinanti è la tempera su tavola, largamente impiegata nel Medioevo e ancora oggi usata e studiata per la sua straordinaria stabilità e brillantezza. Consiste nell’unione di pigmenti in polvere con un legante naturale, il più comune dei quali è il tuorlo d’uovo, capace di fissare il colore e di asciugare rapidamente. Le tavole lignee, spesso realizzate in pioppo o tiglio, vengono preparate con più strati di gesso mescolato a colla animale, su cui si dipinge a piccoli tratti, senza possibilità di grandi ripensamenti.
Questa tecnica richiede una mano ferma e una progettazione rigorosa, ma permette di ottenere superfici lisce e colori puri, saturi, molto resistenti nel tempo. La tempera fu la tecnica prediletta dell’arte sacra medievale, e ancora oggi è utilizzata nelle icone ortodosse dove l’immagine sacra non deve rappresentare la realtà, ma evocare il divino attraverso forme idealizzate, colori simbolici e fondi dorati. In questo contesto, l’opera non è solo decorazione, ma oggetto di venerazione, e questa tecnica è quella che meglio risponde a esigenze di precisione, durata e sacralità.
Icona dell’Annunciazione dell’Angelo
Russia, XIX secolo
Olio su tela
Area Veneta XVIII secolo
Il passaggio alla pittura a olio segna un momento cruciale nella storia dell’arte occidentale. Già sperimentata nel Medioevo, l’olio si afferma nel Quattrocento grazie a pittori fiamminghi come Jan van Eyck, che ne esplorano le potenzialità. Mescolando i pigmenti a un legante oleoso – in genere olio di lino – si ottiene una pasta morbida, lenta ad asciugarsi, che consente sfumature morbide, trasparenze, velature e ripensamenti.
Questa nuova flessibilità si accompagnava a un supporto altrettanto innovativo: la tela. Più leggera, economica e maneggevole rispetto alla tavola, la tela si diffuse progressivamente, soprattutto in area veneta, grazie a Tiziano, Tintoretto e Veronese, fino a diventare lo standard nei secoli successivi. Con l’olio su tela l’artista guadagna una libertà inedita, potendo costruire la scena con maggiore realismo, lavorare per sovrapposizione e ottenere effetti di luce straordinari. La pittura diventa così più carnale, atmosferica, espressiva, tuttavia, questa tecnica richiede tempi lunghi, attenzione nella preparazione della superficie e una grande perizia nella gestione degli strati per evitare che l’opera si screpoli o si deteriori con il tempo.
Olio su tela “Marina notturna”
S. Petruolo - Italia, XIX secolo
Diversa è l’immediatezza che offre la tecnica dell’acquerello che, usata fin dall’antichità per miniature e codici, è divenuta tecnica autonoma solo a partire dal Settecento. L’acquerello si basa sulla stesura di pigmenti diluiti in acqua su carta, sfruttando la porosità del supporto per creare effetti di trasparenza e luminosità. A differenza dell’olio o della tempera, qui non si costruisce per sovrapposizione opaca, ma per sottrazione, lasciando agire la luce della carta. È una tecnica che non ammette errori: ogni gesto deve essere misurato, perché non è possibile correggere o coprire completamente. Usata per schizzi, studi dal vero, paesaggi e opere d’arte compiute, l’acquerello è  prediletto dagli artisti che pongono la loro attenzione sulla resa atmosferica e del movimento. Leggera, rapida, trasportabile, questa tecnica si presta a cogliere l’attimo e l’impressione, ma richiede una padronanza notevole per ottenere risultati controllati e durevoli.
Dipinto ad acquerello
G. Gigante - Italia, XIX secolo
 
Sanguigna su carta
I. Venturini - Italia 1972
La sanguigna è una tecnica dal fascino sottile e antico, che è diventata particolarmente diffusa dal Rinascimento in poi per studi, ritratti e disegni preparatori. Per realizzarla si usa una pietra naturale ferrosa, di colore rosso-bruno, che viene lavorata in bastoncini simili ai gessetti, usati direttamente su carta o su supporti leggermente ruvidi. Il nome deriva proprio dal colore caldo, simile al tono del sangue, ideale per rendere le sfumature dell’incarnato o per costruire volumi con un tratto morbido e modulabile. Infatti, la sanguigna permette una grande varietà espressiva: può essere usata con segno deciso, per contorni netti e incisivi, oppure sfumata con le dita o con uno straccio per creare passaggi tonali delicati. Pur essendo una tecnica fragile e sensibile alla luce, conserva un’eleganza senza tempo e testimonia il legame profondo tra il disegno e il pensiero dell’artista.
Accanto alla sanguigna, un’altra tecnica fondamentale nell’ambito del disegno è quella del carboncino su carta, tra le più antiche e dirette forme di espressione artistica che ha mantenuto nei secoli un ruolo centrale nello studio della forma e nella costruzione del chiaroscuro. Per realizzare opere con questa tecnica di usano bastoncini di legno carbonizzato, spesso salice o vite, che producono un tratto morbido, opaco e vellutato che permette di lavorare sia per linee che per masse, con passaggi dal segno deciso a sfumature impalpabili, facilmente modulabili con le dita o con strumenti appositi. Ideale per schizzi veloci o per disegni d’impianto, veniva largamente impiegato nei bozzetti preparatori e negli studi dal vero. La sua natura polverosa e instabile lo rende delicato ma, nonostante questa ciò, il carboncino conserva un potere espressivo immediato e potente, capace di restituire il gesto dell’artista in tutta la sua intensità in modo estremamente poetico.
Carboncino su carta
Anni ‘40
Tra le tecniche nate in epoca moderna, merita attenzione la litografia, sviluppata nel 1796 da Alois Senefelder. Essa si basa su un principio chimico: l’incompatibilità tra acqua e sostanze grasse. L’artista disegna con una matita grassa su una lastra di pietra calcarea; le aree non disegnate vengono trattate per respingere l’inchiostro, mentre quelle disegnate lo assorbono. Il foglio viene poi premuto contro la pietra per trasferire l’immagine. A differenza dell’incisione, la litografia è una tecnica planografica, che non implica incisioni o rilievi, permettendo una maggiore libertà nel tratto e nella resa grafica. Essa ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione dell’immagine artistica nell’Ottocento, sia per la produzione di stampe popolari sia per opere d’autore ed è stata capace di unire arte e comunicazione di massa.
Litografia “Sogno, desiderio, serenità”
G. Ciferri - Italia, 1987
Mosaico in vetro di Murano
Pauly & C. - C.V.M. - Italia, anni ‘20
Un caso a parte è quello del mosaico, che pur non essendo una tecnica pittorica nel senso stretto, rientra pienamente nella rappresentazione figurativa. Composto da minuscole tessere di pietra, vetro o ceramica, disposte secondo un disegno e fissate con malta su una superficie, il mosaico è una tecnica antichissima, già presente in Mesopotamia e poi sviluppata in Grecia, Roma, Bisanzio e oltre. Le sue caratteristiche principali sono la durabilità e la resistenza: i mosaici sopravvivono secoli, decorano pavimenti, pareti, soffitti, e assumono una funzione sia ornamentale che narrativa. Pur mancando di morbidezza e sfumature, il mosaico riesce a restituire figure potenti, solenni, simboliche. Richiede grande maestria tecnica e tempi di realizzazione lunghi, ma il risultato è permanente, monumentale.
Infine, l’intaglio su legno rappresenta una forma d’arte che unisce scultura e pittura. Nei secoli passati, soprattutto tra il XIV e il XVI, era comune la realizzazione di pale d’altare con questa tecnica purché il loro impatto sui fedeli è sicuramente maggiore rispetto a quello di una tavola piatta. Questi “quadri tridimensionali” vengono intagliati da abili ed esperti artigiani che devono conoscere appieno il materiale e possedere strumenti adeguati e una grande precisione. Sicuramente meno flessibile della pittura tradizionale, l’intaglio su legno ha il vantaggio di offrire una presenza fisica e una corporeità senza eguali e per questo lo spettatore riesce a sentirsi emotivamente convolto in prima persona con la scena raffigurata.
Altorilievo in legno di tiglio
A. Dal Santo - Italia, anni ‘40
Olio su tela “Sopra il Cornizzolo”
G. Ciardi - Italia, 1886
Le tecniche artistiche non sono mai neutre: ciascuna definisce non solo l’aspetto di un’opera, ma anche il suo significato, la sua durata, il suo rapporto con lo spettatore. Conoscere queste tecniche significa comprendere meglio la storia dell’arte e le scelte compiute dagli artisti. In ogni opera, il contenuto e il mezzo si fondono, trasformando la materia in visione.

Guarda il video e scopri tutti i segreti delle varie tecniche pittoriche.

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