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Cosa sono i corindoni?

Le gemme più amate della gioielleria
Nel vasto universo delle gemme, poche hanno saputo affascinare tanto quanto i corindoni. Seppur al di fuori del panorama gemmologico questo termine sia usato estremamente di rado, si tratta del nome di un minerale che ha conquistato un posto d’onore nella storia del gioielleria fin dai tempi antichi grazie soprattutto alle sue varietà più famose: il rubino e lo zaffiro.
 
Queste due gemme, che condividono il podio delle pietre preziose più amate, appaiono a prima vista completamente diverse l’una dall’altra, ma in realtà hanno la stessa formula chimica e fanno quindi parte della stessa specie mineralogica: quella dei corindoni, appunto. Tuttavia, questa consapevolezza è maturata solo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, quando l’evoluzione delle conoscenze scientifiche e l’introduzione delle analisi chimiche permisero di classificare le gemme in modo più preciso.
Anello con zaffiro giallo e diamanti
Italia, anni ‘70
Fino ad allora, infatti, la distinzione delle pietre preziose si basava principalmente sul colore e sulla lucentezza di una gemma. Ad esempio, tutte le gemme trasparenti di colore rosso intenso e brillante erano considerate rubini, senza avere l’effettiva certezza scientifica che lo fossero veramente. Interessante è il caso del Black Prince’s Ruby incastonato nella corona imperiale britannica che, nonostante fosse considerato uno dei rubini più affascinanti mai trovati, una volta analizzato con le tecniche moderne è stato classificato come uno spinello di alta qualità. A distanza di quasi due secoli dalla sua corretta classificazione scientifica, il corindone è riconosciuto come un minerale dalle qualità uniche che lo rendono inconfondibile nel panorama delle pietre preziose.
Collana con rubini e diamanti
Italia, anni ‘10
UN'ANALISI PIÙ APPROFONDITA
 
Il corindone è un minerale composto da ossido di alluminio (Al₂O₃) che, in condizioni di temperature e pressioni particolari, cristallizza in una struttura ordinata e compatta, dando così vita a cristalli duri, brillanti e molto stabili nel tempo.
 
Uno degli aspetti più affascinanti dei corindoni è proprio la loro durezza: sulla scala di Mohs, il sistema usato per misurare la resistenza dei minerali a graffi e scalfitture, il corindone raggiunge il valore di 9, secondo solo al diamante che si colloca al 10 posto. Questa caratteristica lo rende un minerale ideale per l’uso in gioielleria: non si tratta solo di gemme belle da vedere, ma sono anche sufficientemente resistenti per essere indossate quotidianamente, senza particolari timori di danneggiamento.
Dal punto di vista estetico, ciò che colpisce maggiormente è la gamma di colori che il corindone può assumere. Infatti, a differenza di altri minerali che possiedono un solo colore, il corindone è allocromatico: ciò significa che, pur presentandosi incolore nella sua forma pura, può assumere diverse colorazioni dovute alla presenza di elementi chimici estranei alla sua struttura cristallina. Questi elementi riescono a modificare drasticamente l’aspetto del cristallo: è grazie al Cromo, ad esempio che nasce la varietà rossa del corindone, il rubino. Allo stesso modo, la presenza di Ferro e Titanio è responsabile del blu, tipico dello zaffiro.
 
Ma le colorazioni possibili sono molte di più: dal rosa tenue al viola, dall’arancio al verde, dal grigio al giallo intenso. Tutte queste tonalità, ad eccezione del rosso rubino, rientrano sotto la denominazione generica di “zaffiro”, seguita eventualmente dalla specifica del colore.
Anello con zaffiro e diamanti
Italia, anni '60
Anello con rubino e diamanti
Italia, anni ‘80
IL RE DELLE GEMME
 
Tra tutte le varietà di corindone, il rubino è sicuramente quella più preziosa. Il suo colore rosso intenso, simbolo di vitalità, passione e regalità, lo ha reso una delle gemme più celebrate della storia, desiderata tanto dalle antiche corti orientali quanto dalle grandi dinastie europee.
 
Come detto, il suo colore si deve alla presenza di Cromo nella struttura cristallina dell’ossido di alluminio. Tuttavia, il tono, la saturazione e la purezza del rosso possono variare moltissimo anche in base alla quantità e alla disposizione delle tracce di Cromo. I rubini con la più alta saturazione di colore sono descritti con termini molto evocativi, come “sangue di piccione”, una denominazione tradizionale non scientifica che indica un rosso puro, leggermente bluastro, considerato ideale dal punto di vista estetico.
Uno dei giacimenti di rubini più noto è quello di Mogok, in Myanmar, ex Birmania, attivo sin dal VI secolo d.C. e famoso per aver prodotto esemplari di qualità straordinaria. In tempi più recenti si è affermata anche la miniera di Montepuez in Mozambico, che ha rivoluzionato il mercato per l’elevata disponibilità di rubini con tonalità intense e di grandi dimensioni. Altri importanti giacimenti si trovano in Vietnam, Tanzania, Sri Lanka, Thailandia, Afghanistan e Pakistan.
Anello con rubino e diamanti
Italia, anni '20
 
 
A livello microscopico, i rubini sono spesso caratterizzati da vari tipi di inclusioni che, se non intaccano il colore e la trasparenza della gemma, possono donare caratteristiche ottiche piacevoli. Perciò, in ambito gemmologico, queste caratteristiche non sono sempre considerate dei difetti, ma sono elementi identificativi utili, tra le altre cose, a distinguere i rubini naturali da quelli prodotti in laboratorio o trattati.
Spilla con rubini e diamanti
Italia, primo '900
Orecchini con rubini e diamanti
Italia, anni ‘70
Gioiello con zaffiro e diamanti
Italia, anni ‘60
BLU COME IL CIELO

 

Lo zaffiro rappresenta una delle gemme più apprezzate in gioielleria per la sua bellezza ma anche per la sua simbolicità. Il suo colore è dovuto alla presenza di tracce di Ferro e di Titanio nella struttura cristallina del corindone e può variare notevolmente in base alla quantità di questi atomi. Le tonalità più apprezzate sono quelle che spaziano dal blu intenso fino al blu lavanda, con una saturazione di colore piena ma non troppo profonda in modo da conferire alla gemma una lucentezza unica.
 
Lo zaffiro si forma in contesti geologici simili a quelli del rubino e i cristalli di questa specie si trovano solitamente in miniere di rocce metamorfiche o in sedimenti alluvionali che si depositano nel corso di milioni di anni. I giacimenti di zaffiro blu più famosi si trovano in diverse regioni del mondo. Uno dei più celebri è quello del Kashmir, estremamente famoso ma, purtroppo, esaurito. Altri importanti siti sono in Sri Lanka, Thailandia, Myanmar, Australia e Madagascar.
Nell’antichità, i nobili e i sovrani indossavano lo zaffiro blu come simbolo di potere, saggezza e devozione. Nella Grecia antica, si credeva che lo zaffiro blu proteggesse dall’invidia e dalla malvagità, mentre durante il Medioevo lo zaffiro comincia ad essere associato alla spiritualità e alla fede, tanto che i sacerdoti cristiani indossavano anelli con queste gemme durante le cerimonie religiose.
 
Anche la tradizione delle varie monarchie europee è ricca di riferimenti agli zaffiri, basti pensare al famoso anello di fidanzamento della Principessa Diana, ora indossato dalla Duchessa di Cambridge, che è uno degli esempi più noti di zaffiro blu montato in gioielleria.
Orecchini con zaffiri e diamanti
Italia, anni ‘50
Spilla con zaffiri e diamanti
Italia, anni ‘70
Il colore profondo e la brillantezza dello zaffiro continuano a sedurre i collezionisti di tutto il mondo e questa continua ad essere una delle pietre preferite per gli anelli di fidanzamento, ma anche per collane e orecchini grazie alla sua eleganza senza tempo.
Bracciale con zaffiri e diamanti
Italia, anni '80
Anello con rubino e diamanti
Italia, anni ‘80
Rubini e zaffiri, così come tutte le altre varietà di corindoni, sono materiali complessi, che richiedono competenze specifiche per essere riconosciuti, valutati e impiegati correttamente. La loro struttura, le varietà cromatiche, le inclusioni e i trattamenti cui possono essere sottoposti rendono necessario uno studio attento, che unisce osservazione diretta ed esperienza tecnica.
 
Allo stesso tempo, queste gemme offrono varie possibilità di utilizzo in gioielleria per la loro resistenza e brillantezza e per l’ampia gamma cromatica. Sapere utilizzare i corindoni con consapevolezza significa valorizzare non solo le loro caratteristiche fisiche e ottiche, ma anche il significato che possono assumere se incastonati nel giusto gioiello.

Guarda il video e lasciati affascinare dai nostri zaffiri e rubini.

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