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A.Ve.M.

Tra tradizione e innovazione
La storia della vetreria A.Ve.M., acronimo di ‘Arte Vetraria Muranese’, si colloca in modo significativo all’interno del panorama del vetro artistico del Novecento, rappresentando una delle esperienze più coerenti nella transizione dalla tradizione storica a una sensibilità moderna e sperimentale.
 
La sua nascita è legata a un momento preciso, la liquidazione nel 1931 della ditta ‘Successori Andrea Rioda’, da cui prende forma, l’anno successivo, una nuova realtà fondata da maestri profondamente radicati nella cultura muranese, tra cui Antonio Ferro con i figli Egidio e Ottone, Galliano Ferro ed Emilio Nason.
Pesce - L. Ferro
Anni ‘50
Brocca reticello
Anni '30
Fin dagli esordi, l’obiettivo della  A.Ve.M. non è soltanto produttivo, ma è quello di inserirsi in un dialogo più ampio con il gusto contemporaneo del vetro muranese. I primi anni di attività, segnati dalla collaborazione con Vittorio Zecchin, riflettono un linguaggio improntato alla misura, all’equilibrio e alla purezza formale.
 
Le forme sono essenziali, le proporzioni attente, le superfici controllate. La tradizione non viene replicata in modo passivo, ma reinterpretata come base per una sintesi nuova, capace di restituire leggerezza visiva anche nelle lavorazioni più complesse.
Parallelamente a questa prima fase, emerge già negli anni Trenta una tensione verso la dimensione plastica dell’oggetto. Il vetro, pur mantenendo il proprio legame con la funzione, inizia a essere concepito come materia capace di occupare lo spazio, di definire volumi, di suggerire movimento.
 
Questa apertura segna l’inizio di una sperimentazione che si svilupperà in modo più evidente negli anni successivi con l’ingresso di Giulio Radi alla direzione artistica. La sua ricerca si concentra sulle potenzialità del materiale, sulle reazioni cromatiche, sugli effetti generati dall’introduzione di ossidi metallici e metalli preziosi. La superficie si anima, si stratifica, diventa luogo di profondità e vibrazione luminosa.
Cavallo - O. ferro
Anni '30
Scultura donna - E. Nason
Anni '40
Con il dopoguerra, la produzione di questa fornace. si apre a una pluralità più ampia di linguaggi. Da un lato si sviluppa una ricerca sempre più sofisticata sulle tecniche, con un’attenzione particolare alla sovrapposizione dei colori e alla costruzione di profondità visiva; il vetro viene trattato come una materia complessa, capace di contenere al proprio interno diverse intensità cromatiche e di restituire effetti di densità e luminosità.
Dall’altro lato si consolida un filone figurativo di grande forza espressiva. Il vetro si presta a tradurre in materia soggetti riconoscibili, nei quali la sintesi formale si accompagna a una forte capacità evocativa. Le figure, siano esse animali o umane, vengono costruite attraverso un equilibrio delicato tra astrazione e riconoscibilità. Le proporzioni, le inclinazioni e la distribuzione dei volumi suggeriscono movimento e vitalità, pur all’interno di un materiale per sua natura statico.
Leone - A. Nason
Anni '50
Uno degli ambiti più affascinanti della produzione A.Ve.M. è quello delle sculture  legate alla tradizione delle maschere e delle figure della commedia dell’arte. Venezia, con la sua storia e il suo immaginario, è il luogo naturale di questo linguaggio, e Murano ne diventa il laboratorio materiale.
 
Arlecchino, Pantalone, Pulcinella non sono soltanto personaggi, ma archetipi visivi immediatamente riconoscibili, che permettono agli artisti e ai maestri vetrai di lavorare su colore, gesto e movimento in modo estremamente libero.
Arlecchino
L. Ferro
Anna '60
Windows - A. Fuga
Anni '60
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta avviene un ulteriore sviluppo, caratterizzato da una crescente apertura verso una concezione più contemporanea del vetro. In questo contesto si inserisce con particolare evidenza la figura di Anzolo Fuga, già protagonista nel panorama delle arti vetrarie e attivo nelle Biennali di Venezia. Il suo contributo all’interno della A.Ve.M. introduce un linguaggio che supera definitivamente la distinzione tra oggetto decorativo e ricerca artistica.
 
Le superfici, nelle sue opere, non sono mai subordinate alla forma, ma diventano il luogo principale della composizione. Attraverso l’impiego di murrine, paste vitree policrome e accostamenti cromatici audaci, il vetro si struttura come un tessuto visivo dinamico, attraversato da ritmi, contrasti e profondità.
Riletta oggi, l’esperienza della ‘Arte Vetraria Muranese’, ormai non più attiva da tempo, appare come una delle più significative del Novecento grazie alla sua capacità di muoversi con coerenza  tra rigore e sperimentazione, tra controllo formale e libertà creativa, mantenendo sempre una forte identità.
 
In questo si riconosce il valore più autentico della produzione A.Ve.M., ancora oggi sorprendentemente attuale nella sua capacità di parlare ad epoche diverse.
Vaso - A. Ferro
Anni ‘50

Guarda il video e guarda più da vicino i bellissimi vetri della A.Ve.M.

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